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In questa pagina vi presentiamo una breve biografia degli artisti a cui sono intitolate le nostre scuole primarie. con alcune immagini delle loro opere |
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Astragal di Zoldo, 29 luglio 1829 – Venezia, 11 dicembre 1902
Si
specializzò nella statuaria monumentale e nel mobilio di
rappresentanza, con una produzione di altissima qualità che gli fruttò
numerosi riconoscimenti nelle esposizioni nazionali ed internazionali
dell’ultimo quarto del 1800. Si
tratta principalmente di mobili e cornici, splendidamente intagliati,
che furono apprezzati anche dalle maggiori case regnanti europee, molte
delle quali riconobbero Besarel come loro fornitore ufficiale. In
particolare, molto stretto fu il suo rapporto con i sovrani italiani,
dai quali ottenne frequenti commissioni; la più importante, nel 1888,
fu legata alla visita a Roma del Kaiser Guglielmo: in suo onore Besarel
approntò per il palazzo del Quirinale, dove tuttora si conserva, un
“fornimento” di dodici poltrone in stile neobarocco, riprendendo
tematiche sviluppate dal suo conterraneo Andrea Brustolon (1662 –
1732). Fu
notevole, inoltre, la sua produzione sacra che attualmente impreziosisce
molte chiese in provincia di Belluno e nel Veneto.
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GIOVANNI PAOLO GAMBA ZANPOL Bragarezza di Zoldo, 14 marzo 1723 - 10 febbraio 1802 Giovanni Paolo Gamba Zanpol nacque a Bragarezza nel 1723. Autodidatta, é uno dei più importanti scultori della valle. Sono poche le notizie biografiche finora conosciute: sicuramente conosceva le opere di Andrea Brustolon (morto quando lui aveva 9 anni) e probabilmente soggiornò a Venezia dove ebbe modo di conoscere la produzione scultorea lagunare e dove elaborò una sua singolare, estrosa interpretazione dello stile rococò. Lavorò nel suo laboratorio di Bragarezza fino al 1770 quando si trasferì a Susegana (TV), ma di questo periodo non si quasi nulla, se non che operò con successo sia per le chiese, sia per i privati (tra cui i Signori di Collalto). Rimase comunque sempre legato alla sua Valle . La sua attività quindi si estese a tutto il bellunese e al Veneto. Numerose sono le sue opere nelle chiese di Zoldo e del bellunese, tra le più conosciute: il pulpito della Pieve di S. Floriano (1760), l’altare maggiore della parrocchiale di Fornesighe e il pulpito per la chiesa di Santa Giustina di Auronzo.
(clicca sull'immagine per ingrandirla) |
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Zoppè di Cadore, 27 marzo 1903 - Parigi, 21 febbraio 1960 Nato a Zoppè di Cadore (BL) il 27 marzo 1903, è costretto ad emigrare ancora ragazzo, prima a Pavia e poi a Milano. Nel 1925 si trasferisce a Parigi, dove nel 1930 partecipa al Salon des Indépendents. Le prime mostre personali a Parigi sono quelle della Galerie Carmine (1937), della Galerie Le Niveau (1943) e della Galerie Carpentier (1944). Dal
1947 Masi Simonetti comincia a tornare a Zoppè di Cadore per periodi
sempre più lunghi. Nel 1951 compie un viaggio in Spagna. Nel 1952, mostra personale alla Galerie Raub di Brest. Nel 1953, mostra personale alla Galerie Creuze di Parigi. Mostre personali al Museo Civico di Belluno (1963) e al Circolo Artistico di Cortina d'Ampezzo (BL) (1965). Nel 1967 dipinge le sue ultime opere. Nel 1968, colpito da un male incurabile, ritorna a Parigi, dove muore il 21 febbraio del 1969. Due sue grandi opere sono esposte anche nella nostra scuola secondaria, a Forno.
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Zoppè di Cadore, 7 febbraio 1910 - Milano, 16 novembre 1969 Ultimo di dieci figli, nel 1922, dopo la scomparsa del padre, a soli 12 anni assieme al fratello Giovanni si trasferisce a Milano ad esercitare vari mestieri. Tornato nell'estate a Zoppè di Cadore, conosce un pittore veronese di nome Masotto, che gli regala dei residui di colori con i quali inizia a disegnare le prime figure, e lo informa dell'esistenza di un'Accademia a Verona. Giunge a Verona nel 1926 e, sempre con il fratello, si dedica al piccolo commercio ambulante. Qui si iscrive ai corsi serali dell'Accademia Cignaroli e stringe amicizia con Giacomo Manzù e Renato Birolli.Nel 1928, alla fine dei due anni di corso, ritorna a Milano dove conosce Aligi Sassu, Bruno Cassinari, Domenico Cantatore e Francesco Messina. Determinante è l'incontro con Edoardo Persico, critico napoletano, giunto a Milano da Torino dopo l'esperienza con Il Gruppo dei Sei. Grazie a Persico, Tomea viene a conoscenza delle opere di Carlo Carrà, di Ottone Rosai, della pittura metafisica, dell'Impressionismo, di Paul Cézanne e delle lettere di Vincent Van Gogh. Nell'autunno del 1934 si reca a Parigi assieme al suo amico Aligi Sassu, vi rimane per circa sei mesi; incontra parecchi pittori italiani: Gino Severini, Giorgio de Chirico, Achille Funi, Filippo de Pisis, Massimo Campigli, Renato Guttuso. Al suo ritorno, nel 1935, si stabilisce definitivamente a Milano e inizia la stagione delle grandi mostre. Nel 1942 partecipa alla XXIII Biennale d'arte di Venezia, con diciannove opere in una sala personale a lui riservata.Il 1954 è l'anno del Premio Marzotto, con un secondo posto. Nel 1955 tiene una personale alla Mostra Artisti d'Italia a Milano. Nel 1956 gli viene riservata una sala alla Biennale d'arte di Venezia e vince il secondo premio al Premio del Maggio di Bari e il primo Premio alla Mostra d'arte sacra dell'Antoniano di Bologna. Nello stesso anno viene eletto Sindaco di Zoppè, carica che manterrà fino alla morte. Nel 1958
realizza, nella chiesa di Santa Barbara a Metanopoli, presso San Donato Milanese, un grande mosaico intitolato Il Calvario,
opera che gli era stata commissionata da Enrico
Mattei, allora presidente dell'ENI.
È un'opera monumentale,misura Nel 1969 i sintomi della malattia che lo affligge, lo costringono a periodi sempre più lunghi di riposo; viene ricoverato in clinica a Milano, ove muore il 16 novembre.
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torna all'home page ANDREA BRUSTOLON Belluno, 20 luglio 1662 – Belluno, 25 ottobre 1732 "Il Michelangelo del legno" (Honoré de Balzac)
Busto ideale di Andrea Brustolon scolpito da Valentino Panciera Besarel (chiesa di S. Caterina - Dont di Zoldo)
Nato da genitori zoldani (il padre, Jacopo, era anche lui intagliatore), cominciò il suo apprendistato a Belluno; a quindici anni divenne assistente dello scultore genovese Filippo Parodi, chiamato ad eseguire importanti lavori a Padova e a Venezia. Nel 1678/80 si recò a Roma per studiare le opere del Bernini, ma si interessò anche all'arte antica: sono queste infatti le due principali componenti della sua produzione. Ritornato a Venezia dopo il 1680, eseguì mobili per le famiglie Correr, Pisani e Venier, probabilmente nel primo ventennio del Settecento. Gli oggetti creati per l'arredamento superano la funzione pratica per diventare vere e proprie opere di scultura; splendidi sono quelli eseguiti per i Venier ( Venezia, Cà Rezzonico), particolarmente un grande tavolo da parete in legno di bosso e ebano con le figure di Ercole, di due divinità classiche e di tre neri . Straordinarie alcune poltrone realizzate in bosso con i quattro piedi costituiti da rami d'albero nodosi e i due braccioli sorretti da due mori. A Roma viene tutt'oggi chiamato
"Sala del Brustolon" l'auditorio con i seggioloni dell'artista
da cui il Presidente della Repubblica invia i messaggi televisivi di
fine anno. Tuttavia Brustolon non si limitò alla creazione di mobili, ma fu anche autore di altari, statue, crocefissi, tabernacoli e altri arredi sacri. Nelle chiese del Bellunese si trovano molte sue opere, ma il capolavoro è senza dubbio l’Altare delle Anime della Pieve di S. Floriano, realizzato dal 1685 al 1687: una sorprendente composizione di statue e bassorilievi che nell’insieme assumono anche un alto valore simbolico. La scritta sul busto in suo onore, realizzato dal Besarel e ospitato nella chiesa di Dont, lo definisce “il Tiepolo della scultura in legno”. clicca sulle immagini per ingrandirle
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